Dove finiscono i pensieri quando non puoi raccontarli? O le frasi carine quando non riesci a dirle, o a scriverle da qualche parte? Deve esserci un posto molto simile ad un cimitero, dove le tombe hanno quelle piccole fotografie rotonde in bianco e nero che la gente sceglie con tanta cura ma con scarsi risultati. Lì, sotto terra, forse ognuno nasconde  quelle cose lì. Quelle un po’ morte. Certe volte mi sento creepy perché tirar fuori le cose morte mi incuriosisce. Lo farei. Guarderei pure come diventa mio nonno dopo anni sotto il terriccio del Musocco. Chissà se ne sarei spaventata o se invece avrei il giusto distacco. Forse penserei che se non c’è anima, allora non è niente.

A Garabiolo, se arrivi in piazza e costeggi la chiesetta a piedi, trovi un sentiero di ciottolato che parte e va in su. Se cammini e superi le villette cominci a vedere un bosco. Quel bosco è pieno di gnomi, da piccola ne ero convinta. Niente fate, solo gnomi. Gente laboriosa insomma. Gente che si dà da fare. Se scavi alla base di certi alberi trovi tutti quei pensieri sommersi. Gli gnomi se ne occupano. Li ricevono ogni sera e durante la notte li interrano. Quando arrivi ad un pensiero sommerso te ne accorgi subito, perché hai la sensazione di vedere della polverina brillantinata che aleggia vicino alle radici, nel punto in cui fuoriescono dalla terra. Senti una cosa magica, allora puoi iniziare a scavare.

Non hanno una forma riconoscibile. Appena scoperchi è come sentirli col tatto, e con nient’altro. In quel bosco ci sono un sacco di frasi d’amore troppo banali per essere regalate a qualcuno. Ci sono un sacco di desideri di cose noiose, che nessuno ha il coraggio di desiderare per sé e per gli altri. Ci sono un sacco di inviti a cena ma senza la cena. Un sacco di proposte di andare al cinema, ma senza nemmeno poi la forza di uscir di casa. Se sei fortunato trovi i messaggi cancellati poco prima dell’invio, quelli che fanno vergognare. Perché c’era rabbia, o tristezza, o banalità. Allora uno cancella prima di inviare e si sente meglio. La maggior parte delle volte la gente dice quello che pensa, ma non sempre. Io certi giorni vorrei essere dentro la testa degli altri quando sono in silenzio, o quando cancellano il messaggio, o quando scrivono “ok ciao” invece che scrivere qualcosa di banale ma tenerissimo. O tremendo, al contrario. Perché è meglio arido che dolce, molto spesso. Meglio neutro che cattivo. O almeno così dicono.

Una volta ho trovato dei pensieri miei. C’era quella volta che avrei voluto dire “Sono triste ma tu non c’entri niente, solo che non riesco ad accettare di essere triste da sola. Ho bisogno di te”. Poi c’era quella volta in cui avrei voluto chiedere di andare a fare un picnic a Gaggiano, con dei panini al latte con dentro il prosciutto cotto Sofficette, che sa di cadavere sempre. Ci volevo mettere tanta maionese del tubetto. Volevo andarci in bici per poi stendere un telo e raccontargli delle storie così poco interessanti da farlo addormentare. Magari l’avrei lasciato parlare di sé, l’avrei guardato sguazzarci dentro finchè anch’io mi sarei addormentata di colpo. Sarebbe stato un bel pomeriggio, ma solo per me. Gli altri vogliono sempre cose diverse, allora mi vergogno e sto zitta. Ho trovato anche quella risposta che volevo inviare qualche tempo fa ad un ragazzo, in cui dicevo “Non devi trattarmi così, perché ci sto male”. L’ho rimessa subito sotto terra. Ci conoscevamo da troppo poco.

So essere estremamente poco speciale. Perché in fondo nessuno lo è. Ecco, anche in questo non sono speciale. Una persona me l’ha detto una volta “Sei speciale”. Ma ho pensato “Starà guardando da un’altra parte mentre lo dice”. La verità è che sono molto brava a fingermi speciale, ma altrettanto brava ad essere il contrario di straordinaria. E mi fa fatica ammettere quanto mi piacerebbe poterlo condividere. Smettere di fare fatica. Essere normale. Noiosa. Stare zitta e masticare un panino orribile senza nessuna storia da raccontare, senza nessun dolore fintamente interessante. Provare amore anche se non è legittimo. Anche se è presto. Dirgli “Senti non ho nessuna tragedia e nessun traguardo da vomitare fuori, ma posso venire da te a fare niente? Poi dormiamo. Domani magari sarà un giorno più speciale di oggi, perché saremo stati insieme”. Ho trovato anche quell’invito sotterrato da qualche parte nel bosco, lontano dai funghi.

Il pensiero che mi è piaciuto di più era ai piedi di una betulla. Diceva “Ciao, quando non capisco gli altri sento di avere paura. Ti va se stiamo abbracciati e mi spieghi cosa senti quando non posso vederti? Così domani ho meno paura di oggi”. Ho preso il pensiero in mano e l’ho rimesso subito via. E ho messo il cellulare lontano, che non si sa mai.

Ah, un altro carinissimo diceva così: “Buonanotte”. Proprio così. Buonanotte e  basta. L’ho stretto fortissimo sul petto, finchè l’ho sentito scricchiolare e quasi creparsi. Avrei voluto mi entrasse dentro per scaldarmi la pancia.

Buonanotte. Che razza di cosa.

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