C’ero dentro così poco che ho deciso di entrarci. Proprio adesso che le cose hanno un valore diverso anche per me, cose che sono sempre state grandi e che da sempre, quando spariscono, lasciano tanto spazio vuoto. Cose come l’affetto, la curiosità, la voglia di fiducia, il rumore delle carezze. E’ da quando sono sparite anche per me che ho avuto tanto tempo e tanto spazio da riempire con cose minuscole ma sporche. Non serve volume, basta del colore ed ecco che la voragine si vede un po’ di meno. Mi sono data questa autorizzazione dicendomi una cosa a bassa voce. Si fa quel che si può. L’ho detto sospirando, come le sciure tra i corridoi del supermarket.

Tinder è una cosa piccola e coloratissima, sporca tutto e aiuta a passare il tempo che prima faceva il rumore della cascatella del mio acquario. Rumore di acqua che scorre e porta via. Non mi piace quel rumore, non mi piace però nemmeno il sienzio di quando stacco la spina e lascio il pesce senza filtro. Poi mi dispiace, anche. Allora semplicemente aggiungo suoni su altri suoni, fino a quando lo scorrere della vita diventa soltanto un acufene, un leggerissimo fischio inodore, in cui nemmeno riconosci più le facce. Siamo tutti uguali, prima o poi. Che poi è sempre già adesso.

Usi un dito soltanto, ad esempio l’indice della mano destra. Fai una leggera pressione sullo schermo e poi scorri da un lato o da un altro. E’ semplice, meccanico, a volte dettato dal caso, altre volte da sensazioni. Ci sono spesso foto di persone al mare, mari che potrebbero essere la Liguria eppure sembrano sempre mete esotiche in cui chiunque sarebbe bellissimo e al sole. Ci sono foto fatte di nascosto ma dopo scelte accuratissime, ci sono scatti rubati ad altri, immagini di una serata che era felice con qualcuno ma quel qualcuno è stato tagliato per non farlo comparire. Foto di uomini con cani, di cani, di uomini soli, uomini brutti, uomini semivestiti ma nudi proprio in quel punto che val la pena mostrare. C’è puzza di scelta in ogni angolo del touch screen. Nulla è realmente abbandonato. E sarebbe bello potersi limitare a guardare e pensare, invece devi per forza scegliere. Hai del tempo, sì. Ma che valore ha quel tempo? Dove si colloca la scelta della direzione del mio dito? Qual’è il peso della mia falangetta? Io credo sia un peso impalpabile. Il peso della vita di persone che esistono realmente ma potrebbero non esistere mai. E’ come una nuvola che si sposta e io ci sto sopra e sento soltanto qualche turbolenza, ma penso che sia la mia morale che mi giudica e niente di più. E’ la solitudine vera, questa qui. Le scelte senza valore, semplici e finalizzate, questo è esser soli nel mondo.

Non mi sento nè male nè bene. Ciascuno ha bisogno di riconoscersi, di vedersi ancora una volta da punti diversi per sentirsi cambiato. Io lo capisco e vorrei non giudicare. Mi sento soltanto impaurita a volte, perchè mi chiedo dove sarà finita la fiducia che ho costruito per me stessa. Quella che era come tanti mattoncini del Lego uno sopra all’altro con le firme delle persone che hanno dato un contributo. Era una fiducia contorta ma era vera ed era la mia. Staccavo mattoncini per tutti, per chi mi offriva il caffè, per chi mi offriva una vita insieme, per chi mi offriva delusione, paura, incertezza, follia. Che poi sempre di amore si parlava. Perchè di amore ne ho ancora tanto e mi tiene così viva che mi butterei dalla finestra e sarei certa di non cadere mai. Come in quel sogno in cui sapevo volare ed entravo dalle finestre nelle case di tutto il mondo. Come avere il Telepass per le tangenziali che vanno nella vita degli altri. Aspetti giusto quel secondo, rallenti appena appena prima di farti aprire, poi bang sei dentro.

Tinder non ci insegna molto della vita, ma a farci domande quello forse sì. Non do risposte, ma mi chiedo. Mi chiedo quanta arroganza vogliamo arrivare ad avere per poter scegliere anche l’amore. Quali persone possiamo sperare di essere, se pretendiamo di ridurci ad essere le nostre scelte. Se riassumiamo le persone soltanto per renderle potenzialmente calzanti, sperando che non scrivano mai con la k, che non tifino il Milan, che abbiano degli interessi compatibili con quella mia amica, degli sguardi comprensibili, un amore verosimile. Forse sono io l’arrogante vera. Che spero ancora che l’amore non sia verosimile mai, nè tantomeno unico, ma semplicemente un amore così.

 

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