Mi sono immaginata lui sulla sessantina. La chierica che gli abbraccia la testa che è troppo tonda. E la papagorgia che si nasconde sotto un minimo di barba incolta che ha promesso di tagliarsi. Lo farà appena trova il tempo per ricomprarsi la schiuma e i rasoi monouso della Bic, quelli ai lati delle casse al supermercato. Se li dimentica sempre. Poi ho immaginato Flavio, il vicino di casa, che si sporge sul pianerottolo sperando di non incontrarlo e invece “Ciao, ma chi si vede! Allora oggi mi fai quel lavoro?”. Flavio è un informatico, non un un grafico, non un pubblicitario santo dio. Biascica un pochino prima di annuire. Però facciamo veloce, pensa. E quando gli ha stampato quei cinquanta volantini ha fatto veloce per davvero. Tanto veloce che gli è scappata una s in più già nella seconda riga. Ma è di quegli errori che non ti accorgi nè al primo nè al secondo colpo. Ce ne vuole almeno un terzo o un quarto. Alessandro vive nel tre locali della mamma morta. Di quelli vecchiamilano zona nord. In una via grande dove passa troppo il tram. Dove troppe urla di aiuto di notte soffocano tra le rotaie, quando le ruote ci stridono in mezzo. Ha chiesto una mano a Flavio perchè lui è giovane e col computer ci sa fare. Con gli altri vicini ne parla sempre male, di Flavio. Mette la musica alta fino alle dieci di sera e secondo lui non fa la raccolta dell’umido. Ma chi se ne frega, ‘sta volta c’aveva bisogno di lui.
Alessandro avrebbe potuto e voluto fare il prete, ma chissà perchè adesso quella cosa sembra così lontana. Forse è giusto che lo sia. Sarebbe stato un po’ faticoso forse. E poi avrebbe dovuto convincersi che quella scelta era per sè stesso, per Dio e non per quella vecchia storia che le donne non gli piacciono proprio. E lui non piace a loro e va bene anche così. Le tette della donnina disegnata sul depliant non gli fanno nessun effetto, solo un po’ di imbarazzo che non trova il posto dove infilarsi. Quell’immagine l’ha scelta Flavio perchè era tra le prime nei risultati su google. Non si ricorda nemmeno cosa avesse digitato per cercarla. Ma può andare, pensa. Così come può andare quel “benefico mago”. Quello lo ha scelto Alessandro. Perchè si sente buono quando inganna gli altri, perchè gli altri vogliono essere ingannati. E anche lui vuole ingannarli un pochino. E’ bello quando le cose sono reciproche, come tra lui e le donne. Che poi le donne non gli piacciono ma le capisce eccome. Vengono lì col seno troppo grosso incastrato sopra i ferretti dei reggiseni, col sudore da tutte le parti e lo stupore verso sè stesse per aver scelto di venire proprio lì. Un pò di terrore, ma poco. Perchè lui offre subito la tisana del Sud America, e scioglie tutto il ghiaccio in pochi secondi. Ha gli occhi buoni e sa di averli. Azzurri troppo chiari, che quasi si confondono con le sclere. Guarda in fondo a quelle donne peruviane, italiane, marocchine e ci vede tutta la disperazione e la capisce. “Cosa vuoi sapere, mia cara?”. Unisce le mani lentamente e intreccia le dita, mentre sposta lo sguardo dal legno rovinato del tavolo del soggiorno all’agonia della signora grassa. E lei si asciuga. Prima le lacrime e poi il muccico del naso. Infine sfrega le mani sporche sul jeans aderente che le strizza le cosce. Sta per parlare ma lui la ferma. “Aspetta, mia cara. Prima leviamoci le cose futili. Mi hai portato la tua offerta libera?”.